Foto di Elwira Kruszelnicka
Gli stili di vita dei bambini si sono nettamente trasformati nel corso degli ultimi decenni, e tutte queste trasformazioni ci costringono oggi a riconsiderare i concetti di educazione, ma sopratutto il nostro modo di essere e di vivere. La riconsiderazione dell’educazione e della socializzazione dei nostri bambini è un atto fondamentale, dato che saranno loro le prossime generazioni, essi rappresentano il nostro futuro e molte cose dipenderanno dal loro modo di vivere e dalle loro decisioni.
Molti autori, psicologi e pedagogisti, oggi, vanno affermando che le ultime generazioni stanno vivendo un profondo squilibrio tra lo sviluppo cognitivo e le esperienze reali, ovvero tra la mente e il corpo, in un'ottica che va sempre più a ribadire quanto noi, come esseri umani, ed i bambini ancora di più, siamo il nostro corpo. Ciò nonostante, nell’educazione dei bambini, per molti anni fino ad oggi, si è accentuata maggiormente la comunicazione astratta, simbolica, mediata e cognitiva, mentre il contatto diretto, sensibile e concreto con le cose che ci circondano e che costituiscono le nostre esperienze, è stato invece tralasciato. I bambini hanno invece, soprattutto, bisogno di esperienze dirette del mondo: hanno bisogno di toccare e di cose che non si possono comprare, come l’acqua, la terra, l’aria, gli animali e, se abbiamo la fortuna di poterli osservare nell’interazione con la natura, potremmo vedere come fioriscono, come sono felici, si mettono in gioco, sperimentano i propri limiti, usano i propri sensi, conoscono le proprie potenzialità e capacità.
Non vedono l’ora di saltare nelle pozzanghere, raccogliere fiori e frutti, sporcarsi con il fango e osservare il mondo che li circonda, immergendosi nella natura con tutti i loro sensi.
Per i bambini si tratta di un'esperienza globale che permette loro di accedere a codici di apprendimento talmente potenti che quando vi assisti non puoi che rimanere a bocca aperta dallo stupore. Così assisti a bimbi che, senza conoscere niente di geometria, compongono forme geometriche perfette, utilizzando rami di alberi, oppure puoi assistere a vere e proprie disquisizioni sulla profondità di una pozzanghera o sul processo di trasformazione di un ghiacciolo in acqua; è tutto ciò accade naturalmente perché la curiosità, come necessità di apprendere e conoscere, è un comportamento innato e naturale per i bambini. In natura tutto ciò avviene continuamente perché gli stimoli sono a 360 gradi e sono sempre nuovi; purtroppo sempre più occasioni simili vengono, continuamente inibite, vietate dagli adulti in nome della sicurezza, dell'ordine e della pulizia e si pretende anche che i bambini possano, non solo accettare, ma anche comprenderne il perché, come se questi fossero concetti presenti nella loro mente. Sia in famiglia che a scuola si precludono, purtroppo molto spesso, le esperienze in natura, sostituendo queste con comportamenti e proposte orientate al controllo, e che impoveriscono la libertà e l'autonomia dei bambini.
Si assiste ad un impoverimento delle esperienze che vengono offerte all’infanzia dei nostri bambini. In passato i bambini si muovevamo quotidianamente giocando; oggi, invece, privati di questa possibilità, devono praticare attività sportive, attività che un quarto dei bambini italiani non ha mai svolto e che vengono imposte dagli adulti in luoghi e secondo tempi prestabiliti.
Tutto ciò a scapito di quell’autodeterminazione ed autonomia che costituiscono invece la principale esperienza che i bambini dovrebbero poter fare. Il movimento naturale è quasi inesistente oggigiorno, lo stiamo piuttosto istituzionalizzando e saturandolo della presenza costante degli adulti.
La percezione dei rischi è un altro elemento rilevante; i genitori hanno una percezione della pericolosità del mondo esterno molto più elevata di quella reale.
Tale atteggiamento ha un forte impatto sulla crescita dei figli che vengono sorvegliati con più insistenza e pertanto impossibilitati ad esplorare gli ambienti più selvaggi e sperimentare giochi più avventurosi e più “accesi”. In più, per non far loro sperimentare il dolore fisico, i genitori equipaggiano i bambini con ogni possibile attrezzatura con l'illusoria aspettativa di poter proteggere da tutto i propri figli, ma di fatto esponendoli a un pericolo ben più grave poi quello di non sapere cosa sia davvero quello che può essere pericoloso e dannoso. Così facendo si lascia inespressa un'innata capacità di mettersi alla prova che se non viene sperimentata gradualmente, e col tempo giusto, può portare i nostri bambini, una volta cresciuti, a metter in atto comportamenti veramente rischiosi.
Il risultato di questa situazione è il divieto prematuro di giochi movimentati e “rischiosi”, il tentativo di evitare l’imprevedibile nello spazio esterno e la sottrazione di occasioni ricche di apprendimento, conoscenza e divertimento per i bambini. Oltre a ciò, il tempo libero dei bambini è spesso organizzato in modo frenetico dai genitori che tendono a gestire e rendere “produttivo” ogni singolo istante della loro giornata; ciò può portare alcuni bambini ad un vero e proprio “stress del tempo libero” (Haefner, 2002) con un vero e proprio “sovraccarico di attività e socialità, visto che entrano nei servizi educativi o nelle scuole al mattino presto, ne escono a pomeriggio inoltrato per andare in piscina, in palestra o a casa di qualche compagno, oppure a casa dei nonni da cui saranno prelevati verso sera da un genitore che li porterà a casa soltanto per preparare la cena, collocandoli spesso davanti ad un qualche schermo" (Contini,2010). La mancanza riguarda invece l’assenza “di tempi distesi, silenziosi e vuoti in cui i bambini possono “perdersi” in qualche loro attività, per conto proprio".
È importante che loro “abbiano la possibilità di imparare ad esplorare, scoprire, organizzare qualche tipo di attività anche da soli, senza lo sguardo di un adulto diretto su di loro, senza compagni con cui condividere i giochi o competere, seguendo i propri ritmi e i propri tempi, concentrandosi, fantasticando e distraendosi, divertendosi e, perché no, annoiandosi “ (Contini, 2010).
Emerge un identikit dei bambini italiani influenzati dai cambiamenti della società: “sono bambini spavaldi e fragili, apparentemente autonomi ma forse troppo poco “contenuti”; incapace di tollerare la frustrazione, di accettare l’attesa, di provare desideri; bambini che pretendono l’adulto tutto per sé e non sanno rapportarsi ai compagni; sordi alle regole, con problemi nell’alimentazione, nel dormire…” (Contini, 2010). Appare evidente quanto sia necessario promuovere e creare esperienze che possano ridestare lo stupore dei bambini (ma forse anche degli adulti) nei confronti di un mondo meraviglioso, restituendo loro luoghi e tempi per giocare e crescere più adatti. Innegabile quindi quanto per i bambini il legame con la natura sia indissolubile; impedire, limitare, se non eliminare, questa componente dalla loro vita non può che avere effetti negativi per il loro sviluppo, per la loro felicità ed infine anche per il futuro di tutta la società.
